Il mare è la metafora del cuore

Tramonto in laguna

Una Grande Laguna di terre marine, abitata da genti diverse, ma unite da un’unica matrice culturale formatasi da secoli di modo di vita condivisi quanto l’ambiente. Gente proveniente dal mare e dall’interno, che si ritrova a parlare la stessa lingua, che cucina le stesse pietanze, che chiama i venti con lo stesso nome. … Una lingua “da mar”. Trabaccoli e addirittura grandi bragozzi partivano per viaggi epici e davano fonda alle ancore in un sinuoso universo di colline e di baie marine in isole coperte di bassa, crespa macchia di mirto, lentisco, ginepro, salvia, finocchietto, rosmarino, fico, alloro, asfodelo, olivo, timo, origano e pino. Andavano a pescare e facevano scambi fino a non molto tempo fa, eravamo agli inizi del ‘900 e Menetto ci dipinge ancora oggi Unije, come una Pellestrina perduta, una nave in eterna navigazione, dove è gioia godersi la lunga ora del tramonto sorseggiando malvasia sulla luce del molo, e dalla quale non se ne andrebbe più. E non se ne andavano per un bel po’ nemmeno quei leggendari naviganti che per costume ormai consolidato vivevano vite parallele, con famiglie parallele, un bel groviglio mediterraneo. E’ impossibile che non ci sia stata contaminazione reciproca, e a tutti i livelli, tra la civiltà veneziana e le altre mediterranee, dialogo e scambio , lotta e fascino, competizione e amore. Anche in cucina. In sostanza si cucina quello che c’è, non ciò che si vuole. E’ un concetto che rovescia le nostre moderne abitudini cittadine, falsate dalla certezza di trovare qualsiasi cosa in ogni stagione. Città e anche paesi a specchio, ma a specchio anche lagune e barene come lo sono quelle di Grado, Marano lagunare e Venezia. Si racconta di laguna - era calma e gli specchi d’acqua cambiavano spesso colore passando dal verde buio delle zone d’alga al bianco delle aree libere, i ciari di sabbia. Qualche giorno dopo sarebbe stato troppo caldo per pescare i canestrelli che sotto la cappa di Luglio se ne fuggono in mare. Tra i valori trasmessi c’è anche la conoscenza della qualità dei prodotti degli orti salsi sparsi tra Malamocco (l’antica scomparsa Metamauco dove ancora oggi si coltivano vigneti di malvasia d’Istria) e le isole di Vignole e di Sant’Erasmo, dei lembi di Treporti e Lio Piccolo. Poco più. Terra rara e preziosa, cosparsa di conchiglie secche e di frantumi di ceramiche e terracotta. E’ qui, su questa superficie contesa alla marea che si continuano a coltivare, come vengono chiamati in tutta la Grande Laguna, gli articiocchi, i saporiti carciofi salmastri. Tutto ciò che rende possibile il miracoloso accordo e la sintesi tra presenza e conoscenza.

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